20260829

L'inganno

Cammino su e giù per la stanza aspettando la pioggia, ma di pioggia non ve n'è l'ombra. "Impossibile!" penso; poco fa guardavo il cielo e lui guardava me negli occhi come quando bisogna dirsi qualcosa di importante, e tutto di quella conversazione mi ha convinto che sarebbe dovuto piovere inevitabilmente. Mi ha mostrato lingue di nuvole grigie correre e attorcigliarsi tra loro in un bacio trasportato da un vento che mi ha fatto venire i brividi. Un sapore di erba sudicia e un impasto umido si sono riversati sopra e sotto la mia lingua attraverso le cavità nasali. Lentamente, mentre i colori perdevano la loro lucentezza, discendendo verso un crepuscolo grigio e artificiale, le nuvole hanno preso il sole in ostaggio mostrando che anche il giorno può assomigliare alla notte.

Ed ecco che un lampo abbaglia la stanza all’improvviso, le ombre si affilano per un istante rivelando un mondo parallelo che squarcia quello visibile in un mosaico di brandelli neri. Dopo qualche secondo un boato lontano, sempre più intenso e profondo; tremano i vetri delle finestre e una parte ancestrale della mia coscienza vibra con essi. Un tuono simile di solito è un’introduzione, un’ouverture alla pioggia; si dovrebbero aprire delle pesanti tende rosse, dovrei sentire emergere dal silenzio il suono delle gocce sulle fronde degli alberi di fronte in un crescendo inevitabile. Ma di pioggia ancora nulla. Ascoltavo il mio interlocutore come si ascolta una messa: raccolto, in silenzio.

Il cielo mi ha ingannato. Già lo ha fatto, prima di lui, la parola di Dio.